lunedì 12 ottobre 2009

Lo scudo fiscale aiuterà l'evasione

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ROMA - Botta e risposta tra Bankitalia e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Materia del contendere questa volta è lo scudo fiscale per il quale il Fisco ha recentemente inviato 50mila avvisi agli ex residenti all'estero.
BANKITALIA - «Lo scudo fiscale può avere effetti negativi sugli incentivi dei contribuenti a pagare le imposte in futuro» ha detto il direttore generale della Banca d'Italia, Fabrizio Saccomanni, nel corso dell'audizione sulla Finanziaria davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato a Palazzo Madama. Di contro, però, ha rilevato Saccomanni, «lo scudo fiscale può avere effetti positivi ai fini della ripresa economica se almeno una parte dei fondi rimpatriati viene investita in imprese produttive o comunque destinata alla ricapitalizzazione di queste ultime. L'agevolazione per gli aumenti di capitale contenuta nello stesso provvedimento favorisce questo impiego».

TREMONTI - Non si è fatta attendere la risposta di Tremonti. «Questo meccanismo viene applicato ormai dappertutto: non è più un problema italiano. Se c'è una ragione di allarme, e lo escludo, c'è per tutti i Paesi». Quello di palazzo Koch - ha aggiunto il ministro dell'Economia - «è un rilievo che può avere o no ragione, secondo me è discutibile. Detto questo, il discorso dello scudo è molto semplice: è un meccanismo applicato dappertutto e non è un problema italiano. Tutti lo stanno facendo, quindi se c'è un rischio sui flussi futuri è un rischio che devono affrontare tutti».
Lo scudo porta vantaggio al Fisco «perchè chi non pagava inizia a pagare», ha detto ancora Tremonti, e quanto alle critiche si chiede: «è mai possibile che l'etica legale coincida con gli interessi dei banchieri svizzeri?». Inoltre, «l'azione contro i paradisi fiscali non è strumentale allo scudo, continuerà. E sarà sempre più sofisticata, più intensa e più efficace. Non è che la facciamo e poi incassati i soldi dello scudo... Noi vogliamo evitare che alcune aree siano la caverna in cui vai a nascondere il bottino dell'evasione fiscale. E siccome quella linea d'azione non è finita o provvisoria, sarà sempre più forte. Questa è la nostra strategia».

domenica 11 ottobre 2009

A Saviano non verrà tolta la scorta

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ROMA - "Le misure di protezione a favore di Roberto Saviano, più volte minacciato dalla mafia, non saranno allentate, anzi si potrà pensare ad un eventuale rafforzamento". Il capo della Polizia, Antonio Manganelli, fuga i timori sulla possibilità di una diminuzione delle misure di protezione dello scrittore che vive blindato da tre anni su disposizione dell'Ucis, l'ufficio che valuta le indicazioni del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. Anzi, semmai si pensa a un rafforzamento delle misure di sicurezza.

In una nota Manganelli sottolinea come l'azione di contrasto alla criminalità organizzata costituisca "una assoluta priorità dell'intervento del ministero dell'Interno e delle forze di polizia". A partire dal contrasto contro il clan dei Casalesi. Di cui Saviano, nel libro Gomorra, ha svelato attività e giri d'affari illegali. Per questo l'esigenza di proteggere lo scrittore viene confernata da Manganelli. Al punto che si parla di un possibile rafforzamento delle misure si sicurezza.

Le parole di Manganelli ridimensionano drasticamente le affermazioni del capo della Squadra mobile di Napoli, Vittorio Pisani, che in un'intervista aveva rivelato di aver dato "parere negativo sull'assegnazione della scorta a Saviano". Un giudizio che non è piaciuto ai magistrati napoletani: "Sbaglia, l'autore di Gomorra è in grave pericolo". Il procuratore aggiunto di Napoli, Federico Cafiero de Raho, coordinatore del pool che indaga sul clan dei Casalesi, aveva rincarato la dose: "Saviano è enormemente esposto. Ha smosso le coscienze e diffuso una conoscenza che era di pochi, diventando un emblema della lotta alla camorra. Colpire lui significa depotenziarlo. È il testimone di una battaglia civile in cui tanti si riconoscono. C'è un prima e un dopo Gomorra, in Italia". E le parole di Manganelli lo confermano e chiudono il caso.

sabato 10 ottobre 2009

Per la BCE gli incentivi al settoere auto fanno solo del male

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Si allontana sempre più la prospettiva di avere gli incentivi anche nel 2010: il Governo sembra li voglia vincolare all'aumento della produzione in Italia (cosa quasi impossibile) e, per giunta, ora arriva una dura presa di posizione della BCE: "Gli incentivi per l'acquisto di auto in Europa - spiegano - avranno un impatto positivo contenuto sull'attività nell'area dell'euro nel corso del 2009 ed è possibile che diventi negativo nel 2010".

E' questo il succo del bollettino mensile della BCE che sottolinea poci come "in generale dati gli effetti distorsivi generati, tali misure andrebbero attuate con cautela in quanto potrebbero ostacolare l'efficiente funzionamento di una libera economia di mercato e ritardare i necessari cambiamenti strutturali, compromettendo così le prospettive di reddito e occupazione complessive nel più lungo termine".

Certo, la BCE riconosce che gli incentivi auto hanno avuto un impatto al rialzo sui consumi privati con un effetto pronunciato in paesi come Italia, Germania, Francia e Austria. Ma la stima "costo" per le finanze pubbliche di questi programmi di rottamazione delle autovetture dovrebbe ammontare a meno dello 0,1 per cento del Pil nel complesso dell'area nel periodo 2009-2010. Cioè niente.

"Le misure - spiegano infatti alla BCE - sembrano aver avuto successo in quanto hanno sostenuto la domanda di breve periodo di autovetture nuove. Ma i programmi di rottamazione delle autovetture hanno anche effetti avversi immediati e futuri sull'attività". Possibile?
"Innanzitutto - continuano - è stata frenata la domanda di altri acquisti importanti (come nuovi articoli di arredamento, ma anche riparazioni di automobili) a causa sia dell'impatto diretto dell'acquisto di autovetture sui bilanci delle famiglie, sia dell'impatto distorsivo sui prezzi relativi. Poichè gli acquisti di nuove autovetture hanno scalzato altri acquisti importanti, l'impatto delle misure sui consumi privati e sull'attività economica complessiva è inferiore a quello diretto sulle vendite di autovetture nuove".